Ne soffrono, secondo uno studio recente, 65 milioni di persone in Europa. Parliamo del tinnito, o acufene (dal gr. akouein, «udire», e phainein, «manifestarsi»), caratterizzato dalla percezione di un rumore simile a un fischio, fruscio o ronzio, in assenza di stimoli acustici esterni. Vista la sua natura subdola, la forte tendenza a cronicizzarsi e la mancanza di una cura definitiva, gli approcci terapeutici più consolidati consistono nella gestione dei sintomi fisici e psicologici.
Noi di Ti Ascolto abbiamo deciso di intervistare una nostra giovane paziente, per restituirvi la testimonianza autentica di qualcuno che convive, ogni giorno, con questo disturbo.
Arianna, quando è comparso per la prima volta l’acufene?
Circa due anni fa, dopo un concerto. Inizialmente pensavo fosse un fastidio passeggero. Ma dopo una settimana, era ancora lì. Ho cominciato a notarlo in ufficio, nei momenti di concentrazione, o quando leggevo un libro la sera. La cosa peggiore è che lo avvertivo soprattutto nel silenzio assoluto; di notte era un vero e proprio compagno indesiderato. È stato destabilizzante perché non sapevo cosa fosse.
Come sei riuscita a ottenere la diagnosi di acufene?

Innanzitutto, ho chiesto un consulto al mio medico di base, che ha subito sospettato un acufene post-traumatico e prescritto una visita da un otorino-audiologo. Mi sono sottoposta a vari esami, tutti non invasivi, ed è arrivata la conferma della diagnosi iniziale.
Quali erano le cause scatenanti del tuo acufene e come hai reagito alla diagnosi?
Nel mio caso, all’origine del disturbo c’era un forte stress uditivo, unito a una disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare. Lo specialista è stato molto chiaro e rassicurante, ma ero comunque frastornata e sconfortata. Hai presente la canzone “Larsen” di Caparezza? “Fischia l’orecchio, infuria l’acufene/ Nella testa vuvuzela mica l’ukulele.”
E se non fossi più riuscita a concentrarmi su nulla? Ad ascoltare la musica, a lavorare, o semplicemente a dormire.
Oggi però, grazie alla ricerca e alle nuove tecnologie, sono disponibili terapie molto efficaci.
Sì, in particolare ho trovato beneficio con la TRT – Tinnitus Retraining Therapy: l’audioprotesista ha eseguito una applicazione con un apparecchio acustico con una funzione detta “mascheratore”. E’ un generatore di suoni che inganna l’attenzione all’acufene e intanto riprogramma i filtri cerebrali affinché lo ignorino.
Ha funzionato? Com’è stata l’esperienza con la protesi acustica?
In un primo momento ero preoccupata, imbarazzata, temevo che lo avrebbero notato tutti. In realtà, si tratta di un dispositivo leggero e discreto, nessuno ci faceva caso. I risultati poi erano incoraggianti: già dopo qualche settimana percepivo l’acufene con minore intensità.
Hai adottato altre strategie per affrontare il problema?

La psicoterapia è stata importante. Ho attraversato dei momenti difficili, con crisi di autostima e sfiducia nel futuro. I miei cari e gli amici mi sono stati sempre vicini, ma avevo bisogno di un aiuto professionale, di qualcuno che mi guidasse alla riscoperta delle mie risorse interiori.
Se potessi dare un consiglio a chi ha appena scoperto di avere l’acufene, quale sarebbe?
Non isolarsi e condividere le proprie paure. L’acufene non è una condanna, ma una condizione che si impara a gestire, con un percorso terapeutico adeguato e controlli regolari. Oggi quel fischio nella testa non ha più il potere di condizionare la mia vita.
Se avverti che qualcosa non va con il tuo udito, non fare finta di nulla e soprattutto non attendere a fare un check. Parlane col tuo medico curante e prenota un appuntamento nei centri Ti Ascolto: siamo pronti a darti utili informazioni e offrirti tutto il nostro supporto.
